Come ottimizzare le dimensioni delle vostre foto sul web

3 Ago 2020

 

La dimensione che scegliete per le foto che caricate sul vostro sito web sarà un fattore molto importante che vi aiuterà a migliorare il vostro posizionamento nei motori di ricerca (Google) e a far sì che i vostri visitatori abbiano una migliore esperienza utente sulla vostra fotografia, video o sito web creativo (maggiore conversione).

In una pagina di foto, la velocità del web sarà un parametro da tenere in considerazione che dipenderà, tra le altre cose, dal peso della pagina web. Vale a dire, la dimensione delle immagini che caricate sul vostro sito web di fotografia.

L’importante è raggiungere un equilibrio nell’ottimizzazione delle fotografie in modo da mantenere una buona qualità delle immagini mostrate sul web. Ecco perché oggi vogliamo spiegarvi come ottimizzare le dimensioni delle immagini sul vostro sito web di fotografia in base alla loro utilità sul vostro sito web.

 

 

«Nessun fotografo vuole che le sue immagini siano viste in cattiva qualità sul suo sito web. Scoprite come raggiungere la dimensione ottimale della vostra pagina fotografica».

 

In questo momento vi state chiedendo: allora, che dimensioni o risoluzione devo caricare le immagini sul mio sito web?

In un sito web tradizionale, realizzato direttamente con codice HTML o con qualche CMS (content management system) che non ha implementato un’ottimizzazione delle immagini stesse, questa domanda sarebbe fondamentale e potremmo creare diversi articoli su questo argomento.

In Arcadina abbiamo un sistema integrato che permette di ottimizzare tutte le immagini che vengono caricate sul sito web per la loro corretta visualizzazione con il minimo ingombro possibile e mantenendo sempre la qualità che un sito di fotografia professionale richiede.

 

Libri fotografici essenziali (1)

20 Jul 2020

 

libri di fotografia essenziali

 

Vice

Quando ho iniziato a guadagnarmi da vivere con i miei primi incarichi fotografici, più di 25 anni fa, avevo due chiari «vizi», la musica e i cataloghi fotografici. A quel tempo non avevo ancora messo in piedi il mio primo studio e quindi non ero ancora consapevole del significato di «vivere per pagare». I miei unici investimenti sono stati i dischi e i libri contabili, e non avevo intenzione di fare molto di più. Ero felice con così poco o… così tanto, a seconda di come la si guarda. Infatti, quando ricordo nella mia mente alcuni passaggi della mia precedente giovinezza, posso ancora chiaramente rivivere quella sensazione quasi orgasmica di strappare l’involucro di plastica e scoprire il design interno di un CD di Mike Oldfield o Wim Mertens, o le fotografie in un catalogo di Duane Michals, Jan Saudek o Helmut Newton. Di solito questa scena si svolgeva su un treno, a casa, dopo aver liquidato gran parte del mio reddito nei negozi di musica e nelle librerie della capitale, e credo che la mia estasi fosse più che evidente perché quando mi guardavo intorno non era raro imbattermi in qualcuno che mi guardava come se fossi lo stesso Gollum immerso nel suo «tesoro».

Sono piaceri che oggi sono quasi scomparsi dalla mia vita, non perché non possa fare come prima, ma perché le sensazioni non sono neanche lontanamente le stesse. Con la musica, qualche tempo fa mi sono abbonato a una piattaforma online da cui ho accesso a tutto ciò che voglio ascoltare e che ora mi sarebbe impossibile trovare pubblicato in qualsiasi formato fisico. Ho dei gusti musicali piuttosto particolari e se prima era già complicato per me ottenere alcuni album in formato cd, ora è praticamente impraticabile al di fuori dei canali Internet. Potrei dire che grazie alle piattaforme online ora «nuoto in abbondanza» in termini di musica desiderata, ma senza dubbio quella stessa abbondanza, in cui tutto è disponibile, mi ha anche fatto perdere il fascino di quel processo che consisteva nell’ascoltare una melodia alla radio, nell’esserne ossessionato, nel cercarla, nel scoprirne l’album e l’autore, nel salire su un treno e nel prendere a calci i negozi di musica della città fino a trovare l’oggetto del desiderio e tornare con il premio e la soddisfazione di aver compiuto con successo una missione vitale.

 

© Bernat Gutierrez

 

Con i libri di fotografia e i cataloghi ce n’è ancora un bel po’. Il modo migliore per goderseli è ancora nel loro formato stampato, quindi il piacere di disimballarli e scoprire il loro contenuto ha ancora un po’ di quel «desiderio», anche se i tempi e se stessi sono diversi. Li compravo in una libreria specializzata come la Libreria Railowsky di Valencia (Spagna), una libreria veterana che è ancora attiva e che ora vende online. Si potrebbe anche trascorrere un buon pomeriggio nella sezione libri della FNAC, sfogliando le copie senza fretta di scegliere, anche se la loro vocazione culturale si è ridotta un po’ nel corso degli anni. Ora, senza dubbio, Internet è la migliore opzione per accedere a quei cataloghi fotografici, sia attraverso le grandi piattaforme di vendita online, sia attraverso altre più modeste (librerie, case editrici…) dove si possono trovare alcuni gioielli originariamente pubblicati in qualsiasi parte del mondo, per non parlare del mercato dell’usato, dove è possibile ottenere alcune edizioni esaurite e ben conservate, anche se troppo spesso a prezzi esorbitanti, soprattutto se sono limitate o speciali o fanno parte dello squisito gruppo di pubblicazioni leggendarie sulla fotografia.

 

Il modo migliore per imparare a cercare un fotografo è quello di indagare il linguaggio della fotografia, che non è affatto una linea retta. La tecnica può essere acquisita e praticata con maggiore o minore abilità, ma lo sguardo, per quanto alcuni abbiano un dono innato, si esercita scoprendo come è lo sguardo degli «altri».

 

Il modo migliore per imparare a cercare un fotografo è quello di indagare il linguaggio della fotografia, che non è affatto una linea retta. La tecnica può essere acquisita e praticata con maggiore o minore abilità, ma lo sguardo, per quanto alcuni abbiano un dono innato, si esercita scopre come è lo sguardo degli «altri», ognuno con il proprio modo di percepire e comprendere l’atto fotografico e i suoi processi. Ho imparato a guardare con il lavoro delle mie vere influenze: Duane Michals, Chema Madoz, Helmut Newton, Erwin Olaf, ecc… Ma anche, grazie ai loro cataloghi pubblicati, ho imparato molto su come sia laborioso il processo di selezione e trasferimento del lavoro fotografico di un autore in un progetto editoriale, con i suoi formati, il suo design e la sua impaginazione e la sua qualità di riproduzione rispetto alle immagini originali… Alcune pubblicazioni possono diventare vere e proprie opere d’arte in sé e un pezzo ambito per i collezionisti.

Andiamo quindi con una prima selezione di cataloghi fotografici. Alcune sono ancora disponibili, soprattutto attraverso la vendita online; altre, purtroppo, sono state sospese, anche se per la loro rilevanza valgono una recensione, senza ignorare alcune di quelle pubblicazioni che hanno fatto dell’esclusività la loro principale attrazione, solo per la fornitura di persone con un certo potere d’acquisto (non è il mio caso, anche se mi pesa…).

 

Il Sumo di Helmut Newton

E iniziamo con il titano dei cataloghi pubblicati. E il titano non è in senso figurato perché l’acquisizione di una delle 10.000 copie di Sumo pubblicate in edizione limitata è stata, in pratica, come portare a casa una mostra privata rilegata, non solo dall’insieme delle opere, ma soprattutto dalle dimensioni di queste, stampate con standard qualitativi tipici di un’opera d’arte originale. Stiamo parlando dell’impresa (e della stravaganza) della casa editrice Taschen che nel 1999 ha battuto tutti i record immaginabili con la pubblicazione di questa leggendaria retrospettiva fotografica di Helmut Newton in 464 pagine in formato 50 x 70 cm, con un leggio incluso, disegnato dallo stesso Philippe Starck, cosa perfettamente comprensibile, non solo per le dimensioni del libro in questione, ma anche per i 35 chili di peso di ogni copia. Tutto questo per il modesto prezzo, secondo la rivista web dello stesso editore, di 17.500 euro, guadagnandosi per i propri meriti di essere considerato come il libro più costoso pubblicato nel XX secolo.

 

Originale dal Sumo pubblicato nel 1999. Taschen

 

La cattiva notizia è che, se si hanno troppi soldi e si vuole espandere l’arredamento della propria casa con un tale investimento, Taschen ha appeso per anni il cartello «Tutto esaurito» per questo articolo. Infatti, le 10.000 copie di Sumo sono volate in poco tempo dopo la prima edizione. La buona notizia è che, per il resto di voi, avete ora l’edizione low-cost in occasione del ventennale della pubblicazione originale, in un formato meno pretenzioso (27×38 cm) e a un prezzo molto più terreno, 100 euro (ancora meno con alcune offerte online). Questa riedizione contiene gli stessi contenuti pubblicati all’epoca, con le sue 464 pagine, rivedute e aggiornate da June Newton, moglie di Helmut Newton fino alla sua morte nel 2004, ed è completata dalla realizzazione del progetto originale Sumo. Inoltre, parliamo della Taschen Publishing, sinonimo di squisitezza e massima qualità in tutti i suoi progetti editoriali, sia che si trovino a dimensioni normali che a un tavolo da stiro.

 

Edizione di sumo in occasione del ventesimo anniversario della pubblicazione originale. Taschen

 

Per chi non conoscesse il lavoro di Helmut Newton (che per voi è sufficiente), parliamo di uno dei totem della fotografia del XX secolo e di ogni tempo futuro per estensione. La sua influenza sulla fotografia di moda e di ritratto è indiscutibile, ma senza dubbio sono le sue fotografie di nudo femminile che hanno segnato un prima e un dopo in questo genere, combinando glamour, erotismo e bellezza, e una certa dose di voyeurismo, a volte nei limiti dello stereotipo sessuale delle donne, cosa che forse impedisce a più di uno di comprendere e contestualizzare in questi tempi il suo contributo al mondo della fotografia se non lo fa con una mente aperta e conoscendo bene tutto il lavoro di questo fotografo. Sicuramente Newton oggi ne uscirebbe vincente con quella sua famosa frase: «Sentite, non sono un intellettuale, faccio solo fotografie.

E se il Sumo non vi basta, ecco un bonus per track completare la sua retrospettiva nel vostro scaffale (se potete) con le sue istantanee scattate in Polaroid.

 

Le polaroid di Helmut Newton. Taschen

 

Una visione diversa della fotografia di moda di Peter Lindbergh

Proseguendo con lo stesso editoriale, passiamo a un altro essenziale che ha rivoluzionato anche i codici della fotografia di moda ed è considerato l’artefice del fenomeno delle top model dei primi anni ’90. Parlo del recentemente scomparso Peter Lindbergh e delle quasi 500 pagine di A Different Vision On Fashion Photography, sempre con l’indiscutibile qualità e il gusto squisito che caratterizzano le pubblicazioni di Taschen.

 

A Different Vision On Fashion Photography di Peter Lindberbh. Taschen

 

Peter Lindbergh ha iniziato a fotografare tardi, a trent’anni, e nei primi anni di attività come fotografo per la rivista Stern ha addirittura coinciso con Helmut Newton. Ma fu a Parigi che acquisì un riconoscimento mondiale, distinguendosi per la sua particolare concezione della fotografia di moda, quasi sempre in bianco e nero e in alcuni codici estetici tipici del documentario, lontano da qualsiasi stile dell’epoca (primi anni ’80). Il suo linguaggio visivo, pieno di naturalezza e di stile intimo, ha affascinato i marchi più prestigiosi della moda, facendo di Lindbergh uno dei fotografi più ricercati, nonostante nelle sue immagini la moda si sia sempre rivelata un pretesto e raramente al centro dell’attenzione.

Lindbergh ha scattato la foto di copertina per il numero di gennaio 1990 di British Vogue, per il quale ha scelto cinque modelle emergenti, quasi sconosciute all’epoca, e le ha fotografate in mezzo a una strada di New York, praticamente senza trucco e guardando la macchina fotografica in modo semplice come qualsiasi gruppo di giovani potrebbe posare a un incontro tra amici. I loro nomi: Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington e Cindy Crawford. Quella fotografia è diventata una vera e propria icona che ha rivoluzionato il concetto di bellezza nel mondo della moda e ha dato vita al controverso fenomeno delle top model negli anni Novanta, cessando di essere considerate semplici «manichini» e assumendo il ruolo di rock star, che eclissano persino le stesse marche per cui posavano o sfilavano.

 

Copertina di British Vogue, gennaio 1990

 

A Different Vision On Fashion Photography è un ampio e completo viaggio attraverso il lavoro di uno dei grandi riferimenti della fotografia moderna, scomparso inaspettatamente nel settembre dello scorso anno, all’età di 74 anni, praticamente con la macchina fotografica in mano e in piena attività, mentre preparava la sua prima mostra fotografica autocomandata al Museo di Kunstpalast Düsseldorf, nella sua nativa Germania. Proprio da questa mostra è nata la pubblicazione postumo di un altro fantastico e raccomandabile catalogo della casa editrice Taschen: Untold Stories.

 

Untold Sories di Peter Lindbergh. Taschen

 

Taschen sta attualmente preparando una nuova edizione di A Different Vision On Fashion Photography con il nuovo titolo Peter Lindbergh. Sulla fotografia di moda.

 

Sotto le rose di Gregory Crewdson

Ho scoperto l’opera di Gregory Crewdson nella fantastica mostra dedicata alla vita urbana, Lost in the City, organizzata dall’IVAM a Valencia nell’estate del 2016. La prima cosa che ha attirato la mia attenzione nelle sue fotografie è stata quella di riconoscere in esse alcuni attori famosi come Julianne Moore, William H. Macy o Tilda Swinton in immagini che sembravano singoli fotogrammi presi da qualsiasi film americano. Quelle immagini appartenevano alla collezione Dream House che è stata pubblicata in formato libro e anche in singole stampe, in edizioni limitate e difficili da trovare in questo momento e, in caso affermativo, sempre per esportazione dagli Stati Uniti e ad un costo, sia di prodotto che di spedizione, piuttosto elevato.

Per fortuna non è il caso di Beneath The Roses, pubblicato dall’editore americano Abrams Books nel 2008 e con un’eccellente qualità di stampa e di riproduzione fotografica. Questo catalogo è attualmente disponibile per circa 60 euro attraverso la vendita online e, sebbene non sia così ampio come il catalogo Taschen sopra menzionato, le sue immagini possono essere apprezzate in un apprezzabile formato 41 x 30 cm.

 

Sotto le rose di Gregory Crewdson. Libri Abrams

 

La produzione di ogni fotografia di Crewdson è tipica di una ripresa cinematografica, utilizzando praticamente gli stessi processi di illuminazione e le stesse risorse utilizzate al cinema, sia in spazi ridotti che in veri e propri ambienti aperti, per i quali dispone sempre di un grande team umano e tecnico, trasformando intere strade in autentici set cinematografici.

Tuttavia, le fotografie finali di Gregory Crewdson, nonostante la spettacolarità della loro gestazione, mostrano i suoi protagonisti immersi in una inquietante solitudine e confusione, persi in mezzo a desolati paesaggi urbani, strade vuote e buie, o stanze interne quotidiane che accentuano ulteriormente la fragilità umana di chi le abita.

 

Foto di Beneath The Roses. Gregory Crewdson

 

In Beneath The Roses, ogni fotografia è meticolosamente coreografata. In essa troviamo vasti paesaggi urbani in cui possiamo scoprire la vita apparentemente normale dei diversi abitanti che li popolano. Ci sono finestre in primo piano o in lontananza della scena che ci invitano a immaginare la storia delle persone che si vedono attraverso di esse. Ci sono auto in mezzo a una strada solitaria, o davanti a un supermercato vuoto, dove scopriamo i loro occupanti in situazioni ambigue che provocano un bisogno inquietante di sapere cosa succede in quegli spazi. È come se, vedendo ogni immagine in catalogo, diventassimo voyeur dietro la nostra finestra o nel sottobosco di un lotto abbandonato, testimoni di una realtà esterna tremendamente inquietante e allo stesso tempo accattivante. Ma il culmine dell’opera avviene nelle scene in cui l’autore ci permette di entrare letteralmente in quel microcosmo umano di cui abbiamo visto solo una parte dall’esterno, perché l’interno è ancora più travolgente, e il quotidiano diventa un geroglifico che dobbiamo risolvere, dando dettaglio ad ogni riflesso nello specchio, ad ogni porta semiaperta, ad ogni stanza poco illuminata, perché ogni parte dell’immagine è essenziale per capire o immaginare il tutto.

 

Foto di Beneath The Roses. Gregory Crewdson

 

Gli americani di Robert Frank

Senza dubbio, settembre 2019 è stato un mese nero per il mondo della fotografia. Il 3 settembre, Peter Lindbergh è morto inaspettatamente, e sei giorni dopo, all’età di 94 anni, una delle leggende viventi della fotografia fino ad allora, Robert Frank, figura chiave del giornalismo grafico del XX secolo e autore di uno dei libri fotografici fondamentali sullo scaffale di ogni amante della fotografia: The Americans.

 

Gli americani di Robert Frank. Steidl

 

Nel 1955, Robert Frank aveva già avuto un certo riconoscimento come fotografo, essendo emigrato dalla Svizzera negli Stati Uniti nel 1947. All’inizio, Frank provò un vero fascino per il paese che lo aveva accolto e questo lo portò, sotto il patrocinio di una delle sue grandi influenze, il fotografo Walker Evans, a chiedere una borsa di studio alla John Simon Guggenheim Memorial Foundation. La proposta della sua domanda è quella di viaggiare in tutti gli Stati Uniti, macchina fotografica alla mano, e di fare una sorta di resoconto visivo della società americana e dei suoi costumi, visto dal punto di vista di un immigrato praticamente ignaro delle complesse idiosincrasie del suo nuovo ed enorme Paese, che lo libera da ogni pregiudizio quando si tratta di catturare la realtà (o le realtà) di ciò che incontra lungo il cammino.

Una volta concessa la borsa di studio, Frank ottiene una vecchia Ford Business Coupé, qualche macchina fotografica e un sacco di pellicola, e inizia il suo road movie personale che lo porta attraverso più di 40 stati nel corso di un anno e mezzo. Ma quello che finalmente cattura con le sue macchine fotografiche ha poco a che fare con il sogno americano. Quello che trova è un paese dai contrasti significativi, con sconvolgenti differenze di classe tra ricchi e poveri, quasi il terzo mondo, l’America, e con la lunga ombra del razzismo presente in ogni momento. «Una triste poesia dell’America catturata in fotografia» nelle parole dello scrittore Jack Kerouac.

 

Foto dagli americani. Robert Frank

 

Il risultato finale è stato più di 28.000 scatti che hanno portato Robert Frank a passare quasi due anni della sua vita a selezionare le poco più di 80 fotografie che sono state finalmente pubblicate. Ma l’America ritratta da Frank era così cruda e triste che pochi editori americani erano disposti a pubblicare quel progetto a quel tempo e, infine, la prima edizione de Gli americani fu realizzata in Francia con il titolo Les Américains, con testi di illustri intellettuali dell’epoca come Henry Miller, Simone de Beavoir, John Steinbeck e William Faulkner.

Solo nel 1959 è stato pubblicato il libro così come lo conosciamo oggi. È stata la Grove Press a curare la prima edizione di The Americans in the United States, in cui i testi originali dell’edizione francese sono stati eliminati, per il loro tono «anti-americano», sostituiti da un’introduzione di Jack Kerouac, che ha contribuito ad incrementare la vendita di un catalogo che all’inizio ha avuto un tiepido riscontro di pubblico e ha raccolto più di un feroce attacco da parte della stampa specializzata americana. Tutto questo ha fatto sì che Robert Frank prendesse le distanze da quella prima fascinazione per la sua America adottiva, essendo da allora molto critico nei confronti di una società ossessionata da un «sogno» che in realtà si è rivelato essere un velo per non essere consapevole della sua solitudine, della sua paura e della sua confusione.

 

Foto dagli americani. Robert Frank

 

Gli americani sono ora in vendita online, in edizione Steidl, in formato 21 x 18 cm e a circa 35 euro, un prezzo più che ragionevole per una delle mitiche pubblicazioni della storia della fotografia.

 

Vivian Maier

La storia di Vivian Maier è senza dubbio uno degli eventi fotografici più sorprendenti di questo secolo. La scoperta postumo di un’artista sconosciuta che ha praticamente nascosto la sua vocazione di fotografa e un talento a cui forse non ha mai dato importanza, e che è stata scoperta e cresciuta dopo la sua morte per semplici coincidenze della vita.

Nel 2007, un giovane storico di nome John Maloof stava conducendo una ricerca nel quartiere Portage Park di Chicago con l’idea di pubblicare un libro illustrato, quando ha individuato alcuni oggetti abbandonati in un magazzino di un magazzino di mobili in una casa d’aste. Tra tutto quel materiale, compaiono una serie di rullini di pellicola non sviluppata che ha acquistato per meno di 400 dollari. Maloof, dopo aver sviluppato alcune delle bobine e averne rivisto il contenuto, ha deciso di scartarle dal suo progetto di ricerca e ha messo alcune di queste immagini a disposizione dei collezionisti attraverso Internet. Fu allora che il critico e storico americano Allan Sekula scoprì quelle immagini e contattò Maloof, sorpreso dal loro talento e dal loro valore storico, dando vita a una delle scoperte fotografiche più clamorose degli ultimi anni.

 

Vivian Maier

 

Maloof, già consapevole del valore di quel materiale, ha deciso di intraprendere una dettagliata ricerca per individuare gli autori di quelle fotografie scattate tra gli anni Cinquanta e Novanta tra Chicago e New York. Quando scoprì che dietro quell’incredibile materiale grafico c’era una semplice tata di nome Vivian Maier, appassionata di fotografia, era troppo tardi. Mayer era già morto nell’aprile 2009 in una casa di riposo per anziani, all’età di 83 anni, da solo in totale anonimato.

Le ricerche di Maloof lo hanno portato alla famiglia Gensburg, per la quale Vivian aveva lavorato per quasi 20 anni come tata, e grazie a ciò ha potuto recuperare la corrispondenza di Maier, i ritagli di giornale e vari film fotografici. Ha anche individuato il negozio dove Maier faceva sviluppare le sue foto quando poteva permetterselo, cosa che non accadeva spesso. In totale, nel corso della sua ricerca ha raccolto più di 100.000 negativi, molti dei quali non ancora sviluppati, ed è stata in grado di localizzarli cronologicamente perché i negativi sviluppati dalla stessa Vivian Maier avevano l’indicazione del luogo e della data in cui sono stati presi.

Vivian Dorothy Maier è nata a New York nel 1926 da una famiglia di immigrati (madre francese, padre austriaco). Da bambina è tornata in Francia con la madre, dove ha vissuto fino a quando, all’età di 25 anni, ha deciso di tornare a New York, dove ha iniziato ad alternare diversi lavori come tata, che le hanno permesso di acquistare una macchina fotografica Rolleiflex di medio formato quadrato con la quale, nel corso di 40 anni, avrebbe scattato quasi tutte le sue fotografie in bianco e nero.

 

Vivian Maier

 

Nessuno sa come Maier abbia acquisito la sua conoscenza della fotografia, anche se prima del suo secondo soggiorno negli Stati Uniti gli vengono accreditate alcune immagini scattate in Francia con una Kodak Brownie. È noto che in alcune delle case per cui lavorava aveva a disposizione un bagno accanto alla sua stanza dove poteva allestire una camera oscura e sviluppare alcune delle sue fotografie. Ma la verità è che la maggior parte delle immagini che ha scattato non sono state sviluppate perché di solito non aveva abbastanza soldi per permetterselo, e la maggior parte dei rullini è finita ammucchiata, e persino abbandonata, dato che Maier ha cambiato famiglia a causa del suo lavoro di tata.

 

Maier sembrava godere del processo fotografico più delle aspettative del risultato e probabilmente non era mai consapevole del suo potenziale.

 

Il lavoro fotografico di Vivian Maier salvato non ha nulla da invidiare a quello dei grandi cronisti fotografici del Nord America del XX secolo, anche se lei stessa non ha preso sul serio il risultato del suo amore per la fotografia durante la sua vita. Maier sembrava godere del processo fotografico più delle aspettative del risultato e probabilmente non era mai consapevole del suo potenziale. Ma il fatto è che le fotografie di Maier sono di indiscutibile qualità, non solo quando si tratta di scegliere le cornici in un formato, il quadrato, il cui processo con una Rolleiflex non è esattamente il più adatto per praticare la Street Photography, ma anche che le sue immagini sono risolte con una vicinanza e chiarezza quando si tratta di mostrare i soggetti fotografati, il che sembra più appropriato per un meticoloso lavoro di studio fotografico che per un documentario. Nelle immagini di Maier non ci sono sfocature, né immagini traballanti, né grana eccessiva. Tutto è perfettamente congelato, con tutti i suoi dettagli apprezzabili al 100%. Una vera e propria impresa per qualcuno che forse non si è nemmeno fermato a pensare alla trascendenza di ciò che stava facendo… Stava semplicemente scattando delle foto…

 

Autoritratto di Vivian Maier. Vivian Maier

 

Attualmente ci sono due libri molto interessanti che possono essere acquistati online, Vivian Maier. A Photographer Found, a cura dello stesso John Maloof, che raccoglie circa 250 immagini, molte delle quali inedite, e Vivian Maier. Il Color Work che si concentra sulla fase forse meno conosciuta della fotografa, quella delle sue foto a colori scattate con la stessa Rolleiflex ma anche con altre fotocamere 35mm che ha usato per caricare con la pellicola Kodak. Entrambi sono stati pubblicati da Harper Collins Publishers Publishing.

 

Harper Collins Editori

 

Hidden Spain di Cristina García Rodero

E ora arriviamo a un libro che purtroppo è già esaurito e si trova solo sul mercato dell’usato per collezionisti, a prezzi inaccessibili, ma per la rilevanza che aveva al momento della sua pubblicazione e per la categoria del suo autore è considerato uno dei migliori cataloghi grafici pubblicati in Spagna.

Parlare di Cristina García Rodero è parlare di un riferimento nella fotografia documentaristica, membro dell’Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando e prima fotografa spagnola a far parte della prestigiosa Agenzia Magnum.

 

Spagna nascosta di Cristina García Rodero. Lunwerg Ediciones S.A.

 

Nel 1989 la casa editrice Lunwerg ha pubblicato España Oculta, un libro con 126 fotografie scattate da una fotografa spagnola praticamente sconosciuta all’epoca, Cristina García Rodero, che aveva ricevuto una sovvenzione dalla Fondazione Juan March nel 1973 per realizzare un progetto fotografico. La sua idea iniziale era quella di viaggiare in giro per la Spagna con la sua macchina fotografica, scattando foto in generale, ma dopo aver assistito ad alcune delle sue usanze più peculiari, ha deciso di concentrare il suo lavoro sulle feste e le tradizioni popolari, alcune delle quali stavano già scomparendo a favore dei tempi moderni che si stavano avvicinando nella Spagna in trasformazione della fine del XX secolo.

 

Fotografia dalla Spagna Nascosta. Cristina García Rodero

 

Ricordo che quando ho comprato questo libro, nel 1993, la sensazione che ho avuto mentre giravo le pagine era quella di vedere in immagini una Spagna molto antiquata, come se quelle fotografie fossero di tempi molto lontani. Non conoscevo allora il periodo in cui queste erano state scattate fino a quando, controllando le date di ogni scatto, già nelle ultime pagine, mi sono trovato con la sorpresa che alcune di esse non avevano più di 4 o 5 anni, e in generale erano state scattate in un intervallo di tempo compreso tra i 10 e i 15 anni. Pur essendo nato e vissuto in una zona rurale in cui non era molto difficile trovare qualche immagine simile nelle sue feste tradizionali, l’impatto che mi ha prodotto le immagini di García Rodero, essendo ancora molto giovane, è qualcosa che è durato nella mia memoria nel corso degli anni.

 

Fotografia dalla Spagna Nascosta. Cristina García Rodero

 

Senza dubbio, Hidden Spain è uno dei reportage fotografici più crudi e struggenti mai realizzati sul nostro Paese. Una realtà che trema, che arriva a sembrare addirittura distopica, semplicemente catturata dalle feste tradizionali e dal folklore spagnolo di fine secolo e che è difficile da riconoscere e persino da accettare, nonostante alcune di queste usanze siano ancora in vigore oggi e non solo nei villaggi più remoti del nostro Paese.

Essenziale.

 

Fullmoon di Darren Almond

Una delle mie recenti acquisizioni è stato il libro Fullmoon, anch’esso pubblicato dalla Taschen Publishers e il lavoro dell’artista multidisciplinare britannico Darren Almond, che mi era totalmente sconosciuto fino a quando non ho scoperto il suo lavoro su Internet poco meno di 3 anni fa. All’epoca stavo sloggiando il margarita rispetto alla pubblicazione a stampa del mio progetto fotografico, Quadrature, Mínimes e trovai nelle immagini di Almond una chiara connessione con la mia concezione dello spazio e del paesaggio applicata a quelle fotografie che avevo scattato nel corso degli anni, al di fuori del mio lavoro professionale.

 

La luna piena di Darren Almond. Taschen

 

Fullmoon è un’affascinante raccolta di fotografie scattate con la luna piena come unica fonte di luce. Il risultato, a metà strada tra il sogno e l’astrazione, trasforma il paesaggio fotografato in qualcosa di tipico di un mondo diverso dal nostro, irreale e inospitale, frutto della tecnica di fotografare in lunghi tempi di esposizione (15 minuti o più) che ci permette di scoprire ciò che l’occhio umano non può vedere ad occhio nudo in condizioni di luce così estreme.

Senza dubbio, Fullmoon è un esperimento interessante che ci dà una visione particolare della fotografia di paesaggio, lontana dai canoni di un’immagine da cartolina. Quel paesaggio, nelle mani di Darren Almond, non è altro che il mezzo per catturare nelle sue immagini atmosfere e ambienti che, pur essendo catturati in spazi naturali reali, trascendono quella realtà e si mostrano come se fossero stati estratti da un mondo parallelo al nostro… Simili, ma non uguali.

Questo catalogo di 400 pagine, magnificamente allestito e stampato, è ora disponibile per circa 50 euro in vendita online, in formato 30 x 30 cm.

 

La luna piena di Darren Almond. Taschen

 

Universo in espansione. Il telescopio spaziale Hubble

E infine, siamo saltati dal terrestre a oltre i confini dell’universo, perché non possiamo ignorare un campo della fotografia che negli ultimi anni sta guadagnando seguaci, grazie ai progressi tecnologici delle fotocamere digitali e che, senza dubbio, ci ha fornito alcune delle più spettacolari e belle immagini della Via Lattea catturate dalla Terra. Parlo di astrofotografia.

Ma non si può parlare di astrofotografia senza dare a Cesare ciò che è di Cesare, perché sarebbe impossibile comprendere l’ampiezza e la rilevanza di ciò che questo campo fotografico rappresenta senza passare attraverso la pietra miliare storica e scientifica che è stata la messa in orbita del telescopio spaziale Hubble, il «re delle stelle» dell’astrofotografia moderna.

 

La Nebulosa Aquila, catturata da Hubble, si trova a 6.500 anni luce di distanza. NASA

 

Prima di Hubble, l’unico modo per catturare immagini dell’universo era attraverso i telescopi a terra, che spesso sono influenzati dalle intemperie e persino dall’inquinamento luminoso. Inoltre, la nostra atmosfera assorbe le radiazioni elettromagnetiche alla lunghezza d’onda dell’infrarosso, influenzando notevolmente la qualità delle immagini e rendendo impossibile la cattura di alcuni spettri. Avere un telescopio in orbita, che non fosse influenzato dalle distorsioni della luce proveniente dallo spazio, tipiche dell’atmosfera terrestre, era qualcosa che l’esperto di missili tedesco Hermann Oberth aveva in mente già negli anni Venti. Naturalmente ci sono voluti molti anni perché la tecnologia rendesse possibile la costruzione di un tale dispositivo, e fu nel 1977 che il Congresso americano approvò il progetto, grazie all’impulso dato dal fisico americano Lyman Spitzer.

Originariamente previsto per il lancio nel 1983, Hubble ha dovuto attendere ancora qualche anno a causa di vari ritardi e soprattutto delle conseguenze dell’incidente dello space shuttle Challenger che nel 1986 si è disintegrato in aria poco dopo il decollo, ponendo fine alla vita dei suoi sette membri dell’equipaggio. È finalmente nel 1990 quando il grande telescopio spaziale viene messo in orbita dopo aver triplicato il budget iniziale del progetto.

 

La galassia di Andromeda, catturata da Hubble, è a 2,5 milioni di anni luce di distanza. ©NASA

 

Ma doveva comunque superare la prova dell’acido, che consisteva nel conoscere la sua vera capacità di adempiere allo scopo per cui era stata costruita: vedere l’universo da una prospettiva mai vista prima. Ed è con la ricezione delle prime immagini che gli astronomi si confrontano con la dura realtà. Le immagini catturate da Hubble non erano nitide in quanto mostravano un’inaspettata sfocatura dovuta a un difetto nella lucidatura dello specchio principale. Ma gli scienziati della NASA non si sono arresi e, approfittando del fatto che Hubble era stato preparato ad essere manipolato nello spazio da uno space shuttle, hanno lavorato per due anni per risolvere il problema e infine, nel 1993, si è svolta la prima di cinque missioni con equipaggio, necessarie durante i 30 anni di vita di uno dei più impressionanti meccanismi fotografici mai costruiti dall’uomo. Quella missione del 1993 per riparare lo specchio principale di Hubble ci ha dato una delle cartoline più iconiche dell’avventura spaziale, quella degli astronauti della navetta Endeavor che galleggiavano nello spazio mentre riparavano il telescopio.

 

Fotografia scattata dalla navetta spaziale Endeavor nel 1993 durante la prima missione di riparazione Hubble. © NASA

 

Ed è da quel momento, con Hubble che già indossa i suoi particolari «occhiali» per correggere la nostra vista, che l’universo più recondito comincia a farsi scoprire in tutto il suo colossale splendore, con una chiarezza e una vicinanza che è sconvolgente, cambiando completamente il senso della nostra esistenza e la nostra condizione (minuscola) di esseri umani di fronte a quell’infinita immensità.

Ma la pietra miliare fotografica di Hubble va molto oltre ed è ancora più inquietante se ci fermiamo a pensare a come funzionano le lunghezze d’onda della luce. L’occhio umano cattura una porzione dello spettro della luce, che chiamiamo spettro visibile, che viaggia nello spazio ad una velocità di 300.000 chilometri al secondo. Ciò significa che se il Sole si trova a 150 milioni di chilometri dalla Terra, la luce della stella che ci raggiunge è quella che è stata prodotta 8 minuti e 20 secondi prima che la vediamo, cioè quanto tempo ci mette la luce a percorrere la distanza che ci separa da essa. Ebbene, se trasferiamo questo al firmamento quando contempliamo le stelle di notte, troviamo il paradosso che la luce che ci arriva dalle stelle non è la luce di oggi, ma che vediamo la luce emessa nello stato in cui quelle stelle erano anni fa. Ad esempio, la stella più vicina al nostro sistema solare è Proxima Centauri e si trova a una distanza di 4,22 anni luce. Cosa significa? Ebbene, che la luce che vediamo da Proxima Centauri Terra è la luce che è stata prodotta 4,22 anni fa e non quella che viene emessa in questo momento.

Trasferiamo questo al funzionamento di Hubble, che non solo funziona nel nostro spettro visibile, ma può anche catturare la luce al di fuori di esso, in particolare la luce infrarossa che gli permette di catturare oggetti nell’universo in, per così dire, zone «buie». Man mano che la visione di Hubble si sposta nei limiti dello spazio, non solo ci scopre così come siamo, ma calcola anche l’età reale di questo, poiché più lontano è l’oggetto che riesce a catturare, più è vicino alla luce dall’inizio dell’universo.

 

L’evento che ha cambiato completamente la nostra esistenza è avvenuto tra il 3 settembre 2003 e il 16 gennaio 2004, quando Hubble ha indicato una piccola area dello spazio e ha catturato l’immagine più profonda mai scattata dell’universo nello spettro della luce visibile. Questo è quello che è stato chiamato il campo ultra profondo Hubble.

 

L’evento che ha cambiato completamente la nostra esistenza è avvenuto tra il 3 settembre 2003 e il 16 gennaio 2004, quando Hubble ha indicato una piccola area dello spazio e ha catturato l’immagine più profonda mai scattata dell’universo nello spettro della luce visibile. Questo è quello che è stato chiamato il campo ultra profondo Hubble. Il risultato è un’immagine proveniente da una porzione molto piccola dell’universo in cui si possono vedere varie galassie in diverse dimensioni, forme e colori. Si stima che la luce di questi catturata dall’Hubble sia stata emessa più di 13.000 milioni di anni fa, a soli 800 milioni di anni dal calcolo della nascita dell’universo, che conosciamo come Big Bang.

 

Il campo ultra profondo di Hubble. © NASA

 

Da un punto di vista fotografico, non ditemi che tutto questo non è travolgente. Ebbene, proprio questo mese, ancora una volta per grazia di Taschen, il libro Expanding uscirà in occasione del Universe. The Hubble Space Telescope  trentesimo anniversario della messa in orbita del telescopio spaziale Hubble, e anche a un prezzo molto interessante (30 euro) tenendo conto della qualità di questa casa editrice e che stiamo parlando di un catalogo di quasi 300 pagine con pieghe interne e in un formato chiuso di 30×30 cm. Una fantastica opportunità per vedere a stampa quelle che sono senza dubbio le fotografie più importanti della storia dell’umanità, non solo per la competenza tecnologica che le ha rese possibili, ma soprattutto perché è il documento visivo più illuminante della nostra vera condizione umana… Siamo semplicemente polvere di stelle…

 

Universo in espansione. Il telescopio spaziale Hubble. © Taschen

 

@bernatgu

24 banche di immagini royalty-free

Arcadina-banche-immagini-gratuite-fotografi-creativi-copertina

26 Jun 2020

 

Sappiamo che spesso un’immagine vale più di mille parole, quindi è comune che a volte abbiamo bisogno di immagini per completare alcune sezioni del nostro sito ed è difficile trovare banche di immagini di qualità.

Da Arcadina abbiamo compilato alcune banche di immagini professionali che possono esservi utili, alcune delle quali richiedono la registrazione per scaricare le immagini o per acquisire una licenza. È importante che leggiate bene la sua politica di utilizzo delle immagini, ogni risorsa è diversa e ha le sue condizioni.

 

Arcadina-banche-immagini-gratuite-fotografi-creativi-copertina

 

Idee di marketing per i fotografi di matrimonio 👰

Arcadina-marketing-fotografi-matrimonio-copertina

10 Mar 2020

 

Oggi ci sono sempre più fotografi di matrimoni. Distinguersi in un mercato così saturo può essere difficile, ma non tutti dedicano il tempo necessario al marketing. Oggi vi portiamo diverse idee di marketing per i fotografi di matrimonio che possono aiutarvi a fare carriera e a crescere in questo settore professionale.

 

Arcadina-marketing-fotografi-matrimonio-copertina

 

Le strategie di marketing, pur avendo di solito punti in comune per tutte le aree professionali, ne hanno anche altre specifiche per ogni settore. Nel caso dei fotografi di matrimoni dobbiamo tener conto del fatto che ci vendiamo principalmente attraverso le nostre fotografie e i nostri video e dobbiamo orientare la nostra strategia verso di loro.

 

Nuovo SEO 2020 Il vostro sito web di fotografia è ottimizzato per il nuovo Google?

Arcadina-SEO-2020-sito-web-Google-copertina

5 Mar 2020

 

In quest’ultimo anno abbiamo visto molti cambiamenti in Google che hanno influenzato il sito web del nostro fotografo in misura maggiore o minore. Come abbiamo discusso in molte occasioni, il posizionamento SEO e il marketing dei contenuti per i fotografi è essenziale per generare traffico, acquisire potenziali clienti e interagire con loro. Una buona strategia ci permetterà di raggiungere i nostri obiettivi a lungo termine. Ma gli aggiornamenti e le linee guida di miglioramento sotto molti aspetti, ci rendono costantemente informati. Se volete sapere quali sono i nuovi SEO in arrivo nel 2020 e come ottimizzare il vostro sito web fotografico per questi cambiamenti, continuate a leggere!

 

Arcadina-SEO-2020-sito-web-Google-1

 

Misurazione delle foto sui social network

Arcadina-misura-foto-social-network-copertina

7 Feb 2020

 

Ci sono mille e un migliaio e uno di social network nella metà del XXI secolo e, che ci crediate o no, le misure delle fotografie su ognuno di essi sono speciali, uniche e diverse.  Nei social network, i contenuti sono molto importanti, sia il testo che le immagini, e se queste ultime non sono della giusta dimensione non vengono ottimizzate e quindi non raggiungerete gli obiettivi che vi siete prefissati nella vostra strategia di comunicazione.

 

Arcadina-misura-foto-social-network-copertina

 

Perché? Uno dei principali guasti che si verificano sempre sulle piattaforme digitali è che le immagini che appaiono sono pixelate o sfocate perché, ad esempio, Twitter e Facebook comprimono le immagini nelle pubblicazioni. Per questo abbiamo pensato che questo articolo su quanto la vostra fotografia dovrebbe misurare in base a quale social network utilizzate sarà di grande aiuto, quindi oggi parleremo dei principali e più importanti consigli per il mondo dei fotografi e della fotografia.

 

10 fotografi che lanceranno il sito web nel 2020

Arcadina-photographers-release-web-cover

23 Ene 2020

 

Oggi vogliamo mostrarvi una raccolta di alcuni dei fotografi che lanceranno il loro sito web nel 2020, creato con Arcadina nell’ultimo anno.

Se ancora non conoscete tutte le potenzialità che potete trarre dal vostro sito web fotografico, video o creativo creato con Arcadina, qui di seguito vi mostreremo alcuni dei miglioramenti su cui abbiamo lavorato in questi ultimi mesi e che questi 10 fotografi internazionali e nazionali hanno saputo sfruttare molto bene.

 

Arcadina-i-fotografi-rilasciano-web-2020-copertina

 

«Rinnova il tuo sito web di fotografia con Arcadina e ottieni i tuoi migliori risultati per il 2020».

 

Come vendere le tue foto sul tuo sito web senza pagare commissioni 💰

Arcadina-vendere-foto-pagina-di-copertina

8 Dic 2019

 

La vendita di immagini scaricate o stampate (in diversi formati) su Internet è diventata una grande azienda. E la cosa buona di questo tipo di servizio è che una volta che si inizia a vendere le foto, il reddito arriva «automaticamente«, senza fare alcuno sforzo.

Nel momento in cui ti fai la domanda «come posso vendere le mie immagini«, possono venire in mente le grandi piattaforme di vendita fotografica online. E a brevissimo termine può essere il modo più conveniente per farlo, ma è il più efficace e redditizio per le vostre tasche?

Nel caso non lo sapeste, queste piattaforme sono a volte trasportate in commissioni fino all’80% del prezzo di ogni fotografia. A nostro avviso una percentuale eccessiva, esagerata, perché alla fine della giornata l’immagine è tua, vero?

In questo articolo vi spiegheremo le possibilità che Arcadina vi offre per creare un sito web con immagini in vendita senza commissioni, in modo che possiate vendere le vostre foto gratuitamente e mantenere il 100% dei profitti.

 

Come vendere le tue foto sul tuo sito web senza pagare commissioni

 

«La vendita di immagini attraverso il tuo sito di fotografia ti darà un extra ogni mese con pochissimo sforzo.»

 

Vantaggi di avere il proprio sito web con Arcadina

Arcadina-vantaggi-pagina-di-copertina

2 Dic 2019

 

Normalmente, nei nostri articoli vi informiamo sempre sugli ultimi miglioramenti che abbiamo apportato ai nostri siti web, o vi mostriamo esempi di colleghi in modo che possiate prendere nota della grande varietà di possibilità che avrete a portata di mano quando create con noi la vostra fotografia, video o sito web creativo.

Ma oggi vogliamo spiegare in modo più chiaro e diretto alcuni dei vantaggi più importanti che avrete quando avrete un sito web creato con Arcadina.

Questa raccolta delle caratteristiche più importanti è stata elaborata grazie alla collaborazione di colleghi fotografi che ci hanno dato il loro parere sulla loro esperienza con noi.

 

Vantaggi di avere il proprio sito web con Arcadina

 

Tutti voi. Grazie mille per il vostro tempo e le vostre opinioni.

 

Le migliori banche musicali royalty-free 🎧

Los mejores bancos de música libre de derechos de autor

18 Oct 2019

 

Una domanda frequente dei nostri utenti è: dove posso scaricare musica per il mio sito web? Se avete deciso di creare un sito web di fotografia in Arcadina, i nostri siti web vi permettono di inserire musica di sottofondo nelle vostre gallerie o presentazioni. Ecco perché abbiamo creato questo articolo in cui puoi conoscere alcune banche musicali gratuite e/o pagamenti che ti possono servire di sicuro. In alcuni di essi è necessario che vi registriate per poter scaricare questa musica e/o hanno un costo della licenza d’uso, ma troverete sempre una parte di musica gratuita e senza costi. E’ importante che tu legga bene la sua politica di utilizzo, ogni risorsa è diversa e ha le sue condizioni.

 

Le migliori banche musicali royalty-free

Attenzione! Musica gratis non significa musica gratis o libera da ogni diritto d’autore. Piuttosto significa musica con «alcuni diritti riservati», perché c’è sempre una piccola stampa che dobbiamo leggere. La licenza scelta dall’artista è quella che determina quali sono gli usi autorizzati e a quali condizioni. Gli autori hanno semplicemente preferito non far parte del SGAEBMI, ASCAP….., ma, come il lavoro di un fotografo deve essere riconosciuto come arte e avere diritti quando si tratta di essere riprodotto.

 

Contacto